Ippocastano
  
Info botaniche

Denominazione botanica: Aesculus hyppocastanum L. - fam. Ippocastanacee
Sinonimi:
Castagno d’India, Marrone d’India - 
Nomi stranieri:
ingl.- Horse Chestnut; fr.- Marronier d’Indie; ted. -Rosskastanien; sp.- Castano de Indias, Falso castano, Castano caballuno
Parti usate:
semi con tegumento (Aesculi semen F.U.I. IX) - 
Tempo balsamico:
settembre-ottobre



Originario della Grecia settentrionale e dell’Asia occidentale, dalla Persia attraverso il Caucaso fino all’India settentrionale, l’Ippocastano è oggi coltivato e diffuso in tutte le zone temperate  dell’Europa,  dal piano  fino a 800 m di altitudine. Albero a  foglie caduche   dalla   grande   chioma   rotondeggiante,  alto  fino  a 20-40  m  produce caratteristiche  foglie  digitate  composte  da  5-7  foglioline penninervie coperte da peluria bruno rossastra, che diventano glabre  e  di colore verde  scuro  a  completo sviluppo. I  fiori,  generalmente  bianchi  sfumati di rosa, sono raccolti in pannocchie con l’asse  rivolto  verso l’alto. Il frutto  è  costituito da una capsula verde aculeata contenente  2-3  semi  bruni  amarissimi,  che  costituiscono  la  parte  impiegata in terapia. Dopo la raccolta i semi vengono tagliati in due o più pezzi e  seccati  al sole o in forno ventilato atemperatura  inferiore a  55-60°C.  L’Ippocastano fu introdotto scientificamente in terapia, come flebotonico, nel 1896 dal dr. Arnault de Vevey.



Proprietà 

Il fitocomplesso Ippocastano presenta un particolare tropismo verso il sistema venoso, linfatico e la corteccia surrenale: l’azione farmacologica manifestata risulta dalla sinergia tra escina, esculina e frazione flavonolica.
1) Azione vasocostrittrice:
l’escina agisce come un potente vasocostrittore periferico senza indurre ipertensione ma aumentando la diuresi con escrezione di sodio e cloruri. Grazie all’aumento del tono venoso, le varici dilatate e tortuose si restringono e il loro percorso tende a distendersi.
2) Azione sul microcircolo: l’escina è in grado di diminuire sia il numero che il diametro dei "pori" delle pareti capillari arteriose riducendo il passaggio di liquidi dal capillare ai tessuti (essudazione). Rimane invece inalterato il riassorbimento di liquidi attraverso i capillari venosi manifestando così un drenaggio del liquido edematoso. Vengono così riassorbiti anche i metaboliti tossici capaci di generare dolore locale. L’azione dell’escina è sinergizzata dall’azione vitaminica P dei glicosidi flavonolici presenti: il loro effetto capillarotropo si manifesta con una riduzione della permeabilità e della fragilità capillare.
3) Azione antiinfiammatoria-antiedemigena: nella corteccia surrenale l’escina viene trasformata in una sostanza ad attività similcorticoide svolgendo una notevole azione riparatrice in edemi ed ematomi di origine traumatica o allergica.

 

Indicazioni
INSUFFICIENZA VENOSA CRONICA che si manifesta con edemi, dolore o pesantezza gli arti inferiori, crampi al polpaccio, prurito; EDEMI POST-TRAUMATICI; varicocele.

 

Bibliografia
Sim S.K.: Medicinal plant glycosides, University of Toronto Press, Toronto, 1968
Ross M.S.F., Brain K.R
.: An introduction to phytopharmacy, Pitman Press, London, 1977
Bettiol F.: "Ippocastano, forme galeniche in flebologia", Farmacia Naturale, n. 8, 1995